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Sergio Cofferati

Focus On

UN VOTO A DIFESA DEI VALORI DEMOCRATICI. CONTRO ORBAN, NON CONTRO L’UNGHERIA

Nel corso dell’ultima sessione plenaria il Parlamento Europeo ha approvato, per la prima volta nella sua storia, l’applicazione dell’articolo 7 del Trattato sull’Unione Europea nei confronti dell’Ungheria. Si tratta dell’avvio di una procedura che può portare la sospensione dei diritti di adesione all’UE nel caso in cui vengano riscontrati casi di violazione da parte di uno Stato membro dei principi fondamentali sui quali l’Unione si poggia, quali la libertà, la democrazia, il rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto. Principi, questi, che sono da anni palesemente calpestati dal governo autoritario di Viktor Orban.

Con un voto storico e importante, il Parlamento Europeo ha deciso di reagire alla continua prepotenza di Orban. Non è stato solo un atto di reazione contro la disumanità della chiusura delle frontiere, ma è stato soprattutto un voto a difesa dei valori e di quella pratica democratica che il premier ungherese oltraggia senza rispetto per minoranze, pluralismo dei media e giustizia.

Dal 2010, anno della sua elezione a primo ministro in Ungheria, Orban ha infatti progressivamente accentrato il potere nelle sue mani, ha fatto svolgere le elezioni in un pesante clima intimidatorio, ha soppresso i media indipendenti riducendoli a meri strumenti di propaganda governativa, ha instaurato un sistema di distorsione nell’uso dei finanziamenti dell’UE, ha cancellato l’indipendenza del sistema giudiziario inserendo nella Corte Costituzionale giudici a lui fedeli e ha sferrato decisi attacchi all’autonomia delle Università e degli istituti culturali.

L’immagine dell’Ungheria di oggi rischia di essere quella dell’Europa di domani, fatta di ciechi egoismi e di grandi disuguaglianze nascoste da una folle guerra dei penultimi contro gli ultimi. Rispetto a questo occorre reagire e occorre farlo presto, l’indignazione non basta: occorre prospettare un’alternativa concreta e diversa che parte inevitabilmente non solo dall’opposizione alla destra nazionalista, ma anche dalla radicale diversità da chi (pur oggi indignato) ha creato e sostenuto l’Europa di oggi, fatta di austerità, liberismo e disuguaglianze.

Adesso, dopo il positivo voto del Parlamento Europeo, la questione passerà al Consiglio, che dovrà a sua volta decidere se proseguire con la procedura prevista all’articolo 7. Sarà un passaggio ancora più stretto e difficilissimo da realizzare. Rimane tuttavia aperta una domanda: cosa farà il Governo italiano? Infatti, mentre gli europarlamentari del Movimento 5 Stelle hanno votato a favore della risoluzione, quelli della Lega si sono schierati con forza dalla parte di Orban. C’è da chiedersi quindi se il Governo italiano deciderà di fare un passo a difesa della democrazia e dei valori fondamentali dell’Unione Europea o se prevarranno invece gli interessi di chi sta lavorando alla costruzione di un’alleanza xenofoba e sovranista.

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