Tweet about this on TwitterShare on FacebookGoogle+

Sergio Cofferati

Focus On

UN GRAVE PASSO INDIETRO PER LA DEMOCRAZIA IN ISRAELE

Il 19 luglio scorso la Knesset, il Parlamento israeliano, ha approvato una nuova legge fondamentale, voluta fortemente dal primo ministro Benjamin Netanyahu, che definisce Israele come patria storica del popolo ebraico e attribuisce esclusivamente a quest’ultimo il diritto di autodeterminazione nazionale nello Stato.

Inoltre dichiara Gerusalemme “integra e unita” come capitale dello Stato d’Israele, in aperta violazione delle risoluzioni dell’ONU che prevedono uno status neutrale per la città, e proclama come unica lingua ufficiale dello Stato l’ebraico, declassando l’arabo a lingua con uno “status speciale”. Come se non bastasse, lo sviluppo di nuovi insediamenti ebraici viene considerato come un “valore fondamentale” dello Stato d’Israele, che “agirà per incoraggiare e promuoverne il consolidamento”.

Con questa legge, Netanyahu fa compiere un’ulteriore svolta autoritaria al paese disconoscendo formalmente l’uguaglianza di tutti i cittadini, che è un presupposto fondamentale per un’autentica democrazia. D’ora in poi infatti gli appartenenti alla minoranza araba, pari circa al 20% della popolazione, saranno considerati a tutti gli effetti come dei cittadini di “serie b”, privi della possibilità di esercitare molti dei loro diritti fondamentali.

Insieme ad altri deputati europei abbiamo avuto l’occasione di parlare di questo tema con una delegazione di esponenti dei partiti arabi nella Knesset. Nel corso della riunione è emersa in maniera netta la necessità di azioni più incisive da parte dell’Unione Europea nei confronti dello Stato d’Israele, a cui è legata da un importante accordo di associazione. Il rispetto della democrazia, dell’uguaglianza e dei diritti umani, specialmente quelli delle minoranze, sono valori fondamentali dell’UE e devono tornare a essere presupposti imprescindibili di qualsiasi relazione con paesi terzi.

In quella sede abbiamo inoltre parlato dell’ultima scellerata decisione di Trump di tagliare integralmente, dopo averli dimezzati nel gennaio scorso, i fondi americani destinati all’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Medio Oriente. Si tratta dell’ennesimo inaccettabile errore del Presidente americano nella gestione della questione israelo-palestinese perché rischia di affossare completamente le speranze di sopravvivenza di più di un milione di profughi nella striscia di Gaza, che ormai vivono da mesi senza energia e acqua corrente, e che dipendono integralmente dall’UNRWA (di cui gli Stati Uniti erano il finanziatore principale) per avere accesso ai servizi essenziali.

Tweet about this on TwitterShare on FacebookGoogle+