Tweet about this on TwitterShare on FacebookGoogle+

Sergio Cofferati

Focus On

SIRIA, UN ATTACCO SCONSIDERATO DALLE CONSEGUENZE PERICOLOSE

Durante la sessione plenaria di aprile il Parlamento europeo a Strasburgo ha discusso della drammatica situazione in Siria dopo che il 14 aprile Francia, Gran Bretagna e Usa hanno deciso di effettuare una serie di bombardamenti aerei in risposta al presunto attacco con armi chimiche di Assad nei confronti della popolazione civile di Douma.

Credo che sia necessario condannare fermamente queste azioni che, lungi dal contribuire a fermare il conflitto, hanno la sola conseguenza di alimentare una possibile escalation militare tra i principali attori coinvolti nella questione, Russia, Israele, Turchia, Iran e Arabia Saudita su tutti, e di indebolire la lotta congiunta contro l’Isis e il terrorismo. Tutto questo andrà ovviamente alle spese dell’unica vera vittima della situazione: il popolo siriano. Tale bombardamento ha inoltre l’aggravante di essere stato ordinato senza essere stati consultati i rispettivi parlamenti nazionali e senza richiedere l´autorizzazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Molti sono i dubbi e le domande che rimangono inevase nella lettura di questa situazione: com’è possibile affermare di voler trovare soluzioni politiche per raggiungere la pace in Siria e poi attaccarla militarmente? Perché si è deciso di intervenire senza aspettare i risultati dell’indagine condotta dagli ispettori dell’OPCW (Organizzazione per la proibizione di armi chimiche), che peraltro stanno incontrando diverse difficoltà nello svolgimento del proprio lavoro a Douma? Se l’obiettivo principale (dichiarato) è la difesa del popolo siriano, per quale motivo è stato autorizzato un attacco contro alcuni siti di armi chimiche che avrebbe potuto mettere a repentaglio la vita di tante persone a causa di possibili fuoriuscite delle sostanze contenutevi? Perché Francia e Gran Bretagna non hanno mostrato la stessa indignazione e non hanno sentito la stessa necessità di intervenire nei tanti conflitti che stanno dissanguando il Medio Oriente? Perché non ad Afrin, dove la comunità internazionale ha assistito inerme al massacro e alle violenze su civili ad opera della Turchia? Perché non nella striscia di Gaza, dove ormai assistiamo da troppo tempo a violazioni di ogni tipo di diritto umano da parte di Israele? Perché non nello Yemen, dove procedono ininterrottamente i bombardamenti effettuati dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita, con cui la Francia ha peraltro recentemente concluso un accordo che prevede la vendita di armi per un valore di 18 miliardi di euro?

Credo che l’Unione Europea non possa avallare in alcun modo azioni di questo genere e che l’Europa debba restare uno spazio di pace e democrazia. È nostro compito, accentuato dai pochi chilometri che ci separano da Damasco, mettere finalmente in campo tutti gli sforzi diplomatici per giungere a una soluzione negoziale della crisi, unico modo per assicurare la pace. Devo però tristemente constatare come da troppo tempo ormai l’Unione Europea stia tenendo un atteggiamento indifferente sulla questione, non solo non impegnandosi concretamente per il raggiungimento della pace, ma anche rimanendo in silenzio quando due suoi Stati membri decidono unilateralmente di contribuire ad intensificare la guerra.

Tweet about this on TwitterShare on FacebookGoogle+