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Sergio Cofferati

Focus On

SIRIA, AFRIN: L’UE NON PUÒ FAR FINTA DI NON VEDERE

La tragica situazione in Siria sta vedendo in queste settimane una nuova, drammatica, escalation del conflitto che tiene in scacco il paese da ormai sette anni. Sette anni in cui la comunità internazionale ha assistito inerme al massacro di vittime civili, di cui almeno un quarto minori, al possibile utilizzo di armi chimiche contro la popolazione e al bombardamento delle strutture sanitarie.

Il tema è stato affrontato durante l’ultima sessione plenaria del Parlamento Europeo. In quell’occasione l’Alto rappresentate dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha ribadito la necessità di dare piena attuazione alla risoluzione 2401 del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Tale risoluzione, adottata il 24 febbraio ma mai rispettata dalle parti in conflitto, richiede una cessazione delle ostilità di almeno 30 giorni, periodo nel quale deve essere assicurata la riapertura dei corridoi umanitari per la popolazione siriana e l’evacuazione medica dei feriti.

Credo che il cessate il fuoco sia un presupposto necessario per arrivare a una soluzione negoziale della crisi che coinvolga tutte le parti in campo, unico mezzo per raggiungere finalmente la pace nella regione siriana. Allo stesso modo è essenziale che l’UE si impegni attivamente per riportare i servizi minimi nelle aree in cui sono terminati i combattimenti, in modo da ridare alla comunità una parvenza di vita normale, e che fornisca la massima accoglienza a coloro che fuggono da questa spaventosa guerra.

Mi associo completamente alla condanna della brutalità del regime siriano. Credo però allo stesso tempo che l’UE non possa più far finta di non vedere il comportamento della Turchia, che, dopo mesi di tremendo assedio caratterizzati da efferati crimini nei confronti della popolazione civile, ha conquistato la città di Afrin, enclave curda in territorio siriano.

Erdogan, con il sostegno dell’Esercito di liberazione siriano, forza di opposizione ad Assad composta principalmente da elementi appartenenti al fondamentalismo jihadista, è riuscito a spezzare definitivamente la resistenza curda il 18 marzo scorso, causando la fuga dalla città di ben 250 mila civili, rimasti per giorni senza rifugio, cibo e acqua. Credo sia giunto il momento per l’Europa di condannare apertamente l’illegittima invasione di una città libera e democratica qual era Afrin al momento dell’inizio dell’assedio. Con altri deputati del Parlamento Europeo, chiederemo alla Commissione di sospendere tutti i contributi economici forniti alla Turchia fino a quando non avrà interrotto tutte le attività militari ad Afrin e non si ritirerà dal territorio siriano.

Finanziamenti ricevuti in nome di quello scellerato accordo sottoscritto per fermare i flussi migratori e che dimostra ulteriormente tutti le contraddizioni democratiche ed umanitarie.

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