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Sergio Cofferati

Focus On

RISTRUTTURAZIONI AZIENDALI, UNA DIRETTIVA CHE RISCHIA DI DIMENTICARE I LAVORATORI

Inizieranno probabilmente questo autunno i negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione per la definizione di un accordo sulla Direttiva sulle ristrutturazioni preventive e le insolvenze per la quale sono stato relatore ombra.

Nelle sue intenzioni di fondo, la proposta della Commissione è positiva, in quanto mira ad affrontare quelli che sono stati (e sono ancora) gli effetti di una crisi economica che è tutt’altro che risolta; in particolare è fondamentale mettere in campo tutti i mezzi giuridici possibili che consentono di salvare l’attività economica prima che vengano avviati dei percorsi formali di liquidazione.

Al di là delle intenzioni positive, molti aspetti della proposta della Commissione sono visibilmente carenti, in particolare rispetto alla posizione dei lavoratori dipendenti. Nella discussione in Parlamento abbiamo provato a migliorare il testo, senza che però le nostre proposte trovassero spazio, bocciate da una maggioranza di centro-destra. Tre di queste sono, a mio modo di vedere, cruciali.

La prima riguarda il coinvolgimento dei lavoratori nelle scelte organizzative assunte nel contesto di una ristrutturazione. Un piano industriale infatti, normalmente non riguarda soltanto questioni finanziarie, ma si estende quasi inevitabilmente a questioni riguardanti l’organizzazione aziendale, tocca quindi anche le remunerazioni e le condizioni occupazionali. Per questo è fondamentale un coinvolgimento preventivo, una piena informazione e anche un’approvazione del piano da parte dei lavoratori.

La seconda riguarda invece la necessità di distinguere tra le tipologie di creditori. Penso infatti che i creditori non siano da considerare tutti allo stesso livello e che occorra garantire maggiore protezione ai creditori più deboli. Per questo ho proposto la previsione di una classe specifica per i lavoratori dipendenti e che a questa classe penso vadano attribuiti dei diritti preferenziali e delle tutele aggiuntive rispetto alle altre classi.

Infine sarebbe stato importante utilizzare questo strumento, volto alla ristrutturazione e all’alleggerimento del debito, non solo per le imprese ma anche per i singoli cittadini. Sono infatti ormai molti i casi in cui i debiti individuali delle famiglie sono diventati insostenibili, creando spesso situazioni drammatiche. Pur consapevole che non è possibile riproporre le stesse dinamiche e gli stessi strumenti utilizzati per le imprese, sarebbe stato importante indicare l’obiettivo di strutturare misure di alleggerimento dei debiti individuali, anche lasciando ai governi nazionali la scelta della soluzione più adatta.

Nulla di tutto questo purtroppo ha trovato spazio nel testo del Parlamento e per questa ragione ho votato contro. Adesso inizierà un negoziato nel quale temo sarà ancora più difficile fare passare queste posizioni, ma non è questa ragione che mi scoraggerà dal riproporle.

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