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Sergio Cofferati

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RESPONSABILITÀ AMBIENTALE: APPROVATA A STRASBURGO LA RELAZIONE SULLA “NUOVA” DIRETTIVA

Giovedì 26 ottobre il Parlamento Europeo in seduta plenaria a Strasburgo ha approvato la relazione sulla “nuova” Direttiva sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale. La Direttiva sulla responsabilità ambientale è entrata in vigore nel 2004 e gli Stati Membri avevano tre anni per trasporla nella loro legislazione domestica ma il processo è stato completato solo nel 2010. La Commissione doveva presentare un rapporto sull’applicazione della Direttiva nel 2014. A causa dei ritardi nella trasposizione, tale relazione è stata presentata solamente nel 2016. Il Parlamento Europeo ha, pertanto, presentato questa relazione per valutare punti di forza e limiti di tale Direttiva, evidenziati nei primi anni di applicazione.

È necessario anzitutto riconoscere che la Direttiva sulla responsabilità ambientale ha rappresentato un primo passo avanti su un tema di fondamentale importanza, ma che il suo testo era troppo generico in alcuni suoi elementi e, anche per questo motivo, la trasposizione è stata incoerente e troppo diversificata da Stato a Stato. La situazione attuale nella applicazione della Direttiva presenta quindi seri problemi e non garantisce la necessaria uniformità tra i vari Stati Membri, e in questo modo si indeboliscono la difesa dell’ambiente, la tutela dei cittadini europei e l’applicazione del fondamentale principio che “deve pagare per ogni eventuale danno ambientale chi inquina ovvero chi ha prodotto il danno”. Per questo è necessario che si avvii al più presto il processo per una revisione di questa Direttiva.

Agli interventi necessari per garantire maggiore uniformità si dovrebbero accompagnare misure efficaci per colmare alcune importanti lacune che i primi anni di applicazione hanno mostrato. Anzitutto si dovrebbe stabilire l’istituzione di un regime di responsabilità civile per i danni causati sia alle persone che all’ambiente nel suo insieme. È anche indispensabile avere ispezioni periodiche a livello ambientale fatte dall’Unione europea con le sue istituzioni.

Nonostante la legislazione dell’Unione affermi il diritto a un accesso efficace e tempestivo alla giustizia e stabilisca il principio che i costi dei danni ambientali debbano essere sostenuti da chi inquina, la situazione concreta è molto diversa e i cittadini spesso incontrano difficoltà molto significative nel fare valere i propri diritti e nell’ottenere i giusti risarcimenti in caso di danni ambientali. In questo senso è necessario che vengano introdotte norme minime a livello europeo per garantire un accesso efficace alla giustizia per i cittadini. La tempestività nel compensare il danno qualche volta vale moltissimo per la qualità e la certezza della vita delle persone che sono state coinvolte, come si è purtroppo potuto constatare in questi anni. Sarebbe inoltre importante, in particolare per i danni ambientali, stabilire meccanismi di ricorso collettivo efficaci.

Sarebbe poi necessario sviluppare una ampia e sistematica campagna di informazione in cui potenziali inquinatori e vittime siano informati dei rischi che corrono, delle norme in vigore e delle tutele e delle possibilità di ricorso a disposizione in caso di danni ambientali. La corretta informazione è il primo elemento necessario per assicurare il rispetto delle norme. È infine utile sottolineare anche il ruolo estremamente negativo che l’industria automobilistica ha giocato nel campo del danno ambientale. Sarà importante nel futuro tornare su questo tema e assicurare che venga preso in considerazione nella revisione della direttiva il danno causato all’ambiente e alla salute umana dall’inquinamento atmosferico delle vetture che violano le norme europee in materia di emissioni.

L’intervento di Sergio Cofferati.

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