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Sergio Cofferati

Focus On

REGOLAMENTAZIONE DELLE PROFESSIONI: NORME PROPORZIONATE PER TUTELARE L’INTERESSE PUBBLICO

Il Parlamento Europeo ha approvato durante l’ultima sessione plenaria la direttiva sul test di proporzionalità, per la quale sono stato Relatore ombra per il mio gruppo politico. La direttiva chiarisce e armonizza le modalità della valutazione della proporzionalità delle nuove misure di regolamentazione delle professioni che gli Stati Membri introducono.Il lavoro di negoziato sul dossier è stato lungo e difficile, ma il risultato raggiunto è positivo. Avevamo chiarito fin dall’inizio della discussione che era necessario modificare profondamente la proposta iniziale della Commissione Europea perché potessimo supportare il risultato finale. Si doveva infatti assicurare che la direttiva costituisse un utile supporto per gli Stati Membri, ma non limitasse la loro autonomia nel decidere le modalità e il grado di regolamentazione delle attività professionali per perseguire obiettivi di interesse pubblico (come la protezione dei consumatori, la qualità di prodotti e servizi, la tutela della salute pubblica, la lotta a evasione ed elusione fiscale…).

Grazie al nostro impegno nelle varie fasi del negoziato, il testo è stato modificato profondamente e ha incorporato le nostre principali richieste. Tra le varie modifiche introdotte rispetto alla proposta iniziale, la valutazione delle norme dovrà essere flessibile e proporzionata alle modifiche discusse, è stata ribadita la competenza degli Stati Membri nella regolamentazione delle professioni e sono state rafforzate le misure di trasparenza e di consultazione degli stakeholders, incluse le parti sociali. Abbiamo inoltre rigettato la proposta della Commissione europea di creare organismi di supervisione indipendenti da coinvolgere nel test di proporzionalità e abbiamo garantito il riconoscimento esplicito nella direttiva della specificità della regolamentazione delle professioni sanitarie.

Sono stati ottenuti insomma i cambiamenti necessari per garantire che la direttiva non mettesse a rischio l’autonomia degli Stati Membri nella regolamentazione delle professioni e non portasse a spinte verso la deregolamentazione, ma costituisse un utile strumento di supporto per gli Stati Membri e garantisse maggiore trasparenza e coinvolgimento delle parti interessate.

 

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