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Sergio Cofferati

Focus On

REDDITO MINIMO: STRUMENTO FONDAMENTALE CONTRO LA POVERTÀ, MA LA PROPOSTA DEL GOVERNO ITALIANO È MERA PROPAGANDA

Il reddito minimo è da settimane uno dei temi principali del dibattito politico italiano e questo principalmente a causa della proposta di introduzione da parte del Governo. Penso, non da adesso che, pur nella grande varietà di sfaccettature e di modalità con cui questo può essere realizzato, sia uno strumento importantissimo per la lotta alla povertà e che andrebbe inserito in una cornice europea che ne definisca alcune caratteristiche.

Già nel 2010 avevo infatti presentato un emendamento al Parlamento Europeo, con cui si chiedeva alla Commissione di presentare una proposta di direttiva quadro che obbligasse tutti gli Stati membri ad adottare una forma di reddito minimo garantito e che definisse degli standard minimi che identifichino il livello di necessità economica, tenendo conto delle differenti situazioni di ciascun paese  La proposta fu bocciata per pochissimi voti ma credo che sia una battaglia da riproporre, poiché necessaria per garantire uno standard di vita adeguato a chiunque sia senza lavoro.

Tuttavia, per essere sensata e ben fatta la proposta dovrebbe tuttavia rispettare alcune caratteristiche chiave: definire un’ambiziosa platea di aventi diritto, collegando l’erogazione della prestazione alla soglia di povertà; creare uno strumento di carattere universale in modo da superare le differenze attualmente introdotte in Italia dai vari ammortizzatori sociali (come, ad esempio, il diritto di accedere alla cassa integrazione, che viene dato ad alcuni lavoratori mentre viene negato ad altri); scongiurare la ricattabilità dei soggetti interessati facendo in modo che la connessione alla ricerca del lavoro si basi su un’offerta di lavoro “congrua”, non su un lavoro qualsiasi, spesso sottopagato e privo di molti diritti; inserire questa misura in un quadro integrato con altre proposte (casa, sanità, istruzione, servizi sociali), in modo da aumentare il livello di welfare.

Nulla di tutto questo, purtroppo, compare nelle proposte avanzate dal Governo italiano, che sembrano invece essere confuse e alquanto generiche. Oltre a porsi in netta contraddizione con altre misure presenti nella manovra (la Flat tax su tutte), mancano riferimenti chiari alla platea degli aventi diritto e al tipo di offerta di lavoro connessa all’erogazione della prestazione e, soprattutto, vi è il forte timore che la proposta, anziché rafforzare il resto del welfare, venga finanziata grazie a tagli pesanti in settori essenziali quali la scuola e la sanità. In questo caso il reddito minimo non si configurerebbe come un’utile misura per combattere la povertà e per assicurare solidarietà e giustizia sociale, ma sarebbe un mero strumento di propaganda, in grado persino di aggravare la situazione esistente.

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