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Sergio Cofferati

Focus On

RAPPORTO VERHOFSTADT: FEDERALISMO NON PUÒ ESSERE SEPARATO DA POLITICA ECONOMICA ESPANSIVA

Durante la recente sessione plenaria di Strasburgo il Parlamento europeo ha approvato, nel quadro di un pacchetto di relazioni volto ad affrontare le questioni inerenti il futuro dell’UE e la possibile riforma della sua architettura istituzionale, due differenti rapporti: il primo a firma Guy Verhofstadt (ALDE), e il secondo redatto invece da Mercedes Bresso (S&D) ed Elmar Brok (PPE). Rispetto ad entrambi i rapporti ho espresso un parere negativo, votando conseguentemente.

Pur essendo convinto che la soluzione alla crisi di efficacia delle istituzioni europee vada rintracciata in una prospettiva di carattere federalista e finalizzata a rafforzare il coordinamento delle politiche degli Stati membri, ho ritenuto di non poter condividere i due testi a causa delle loro ricadute in termini di politica economica e sociale. L’ambizione europeista e federalista che deve ispirare ed essere alla base dell’azione della sinistra europea, non può infatti giustificare l’ulteriore legittimazione di quelle politiche rigoriste e di austerity a cui vanno addebitate la crisi di credibilità delle istituzioni europee e l´avanzata in termini di consenso dei populismi nazionalisti e xenofobi. Non è quindi accettabile, così come proposto da entrambi i rapporti, pensare di inserire strumenti come il MES, il Fiscal compact o il Six pack nell’ordinamento giuridico europeo, pena l’approfondimento e l’accentuazione della natura liberista delle politiche dell’UE.

La pur positiva impostazione federalista fatta propria dal rapporto Verhofstadt, tesa indubbiamente a potenziare il metodo comunitario a scapito di quello intergovernativo, oltre che a ricondurre i rapporti tra Parlamento, Commissione e Consiglio entro i binari delle democrazie costituzionali, paga però il fatto di essere disgiunta da una concezione di politica economica capace di rifiutare il dogma del pareggio di bilancio e di valorizzare una crescita economica trainata dal ruolo strategico degli investimenti pubblici.

Il voto su questi due rapporti la dice poi lunga circa la credibilità dell’impegno di Matteo Renzi per “cambiare verso all’Europa”: se da un lato il segretario del PD tenta propagandisticamente di presentarsi come paladino della lotta all’austerità, dall’altro gli europarlamentari del suo partito votano a Strasburgo a favore di proposte volte a riconfermare senza alcuna criticità il ruolo di quegli strumenti che dell’austerità sono i principali responsabili.

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