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Sergio Cofferati

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RAPPORTO SU APPLICAZIONE DEL DIRITTO UE: POSITIVO, MA SERVE PIÙ DEMOCRAZIA NEL PROCESSO DECISIONALE EUROPEO

Nel corso della seconda sessione plenaria di ottobre, il Parlamento è stato chiamato a pronunciarsi circa una proposta di risoluzione avente come oggetto il rapporto sull’applicazione del diritto dell’Unione redatto dalla Commissione per il 2015. In quanto “guardiana dei Trattati”, la Commissione è infatti tenuta non solo ad assicurare che la legislazione comunitaria venga rispettata e applicata, ma anche a rendere conto annualmente al Parlamento di questa sua attività di controllo.

Il rapporto per il 2015 presenta degli aspetti indubbiamente positivi: il numero di procedure di infrazione, nonostante sia leggermente superiore a quello dell’anno precedente, rimane ampiamente al di sotto del livello toccato nel 2011. Non bisogna tuttavia ignorare che una parte rilevante delle nuove procedure di infrazione aperte riguarda l’ambito dell’occupazione e delle questioni sociali, segno che siamo ancora distanti da un’Europa con un’autentica dimensione sociale.

Ho votato a favore della risoluzione proposta in Parlamento perché ritengo solleciti positivamente la Commissione mettendo in evidenza alcuni nodi imprescindibili per una piena e corretta applicazione del diritto comunitario. Anzitutto, la tematica dell’accoglienza e del diritto di asilo: gli Stati membri sono infatti stati largamente inadempienti rispetto agli impegni assunti a livello europeo circa la redistribuzione dei rifugiati. Una reale politica di accoglienza condivisa stenta ad affermarsi, entrando per di più in contraddizione con quanto affermato in diverse convenzioni internazionali. Fa bene perciò la risoluzione a invocare l’apertura di procedure di infrazione nei confronti di quegli Stati refrattari a una politica di solidarietà e che non rispettano le decisioni prese a livello europeo.

In secondo luogo, sono positivi la valorizzazione e il sostegno al ruolo del Parlamento e delle assemblee elettive, sia al livello europeo che a quello nazionale. Un maggior coinvolgimento delle assemblee elettive, sia nella fase di definizione della legislazione che in quella della successiva applicazione, e l’estensione delle prerogative del Parlamento europeo rispetto ai regolamenti e al controllo della loro applicazione, può far compiere un autentico salto di qualità in termini di democrazia e di efficacia del processo decisionale.

È negativo invece che, a causa del voto dei Popolari e delle altre componenti del centro-destra europeo, manchino nel testo finale alcune coraggiose e importanti prese di posizione rispetto al rapporto tra politiche di austerità e applicazione del diritto dell’UE che erano state approvate in Commissione. I tagli alla spesa pubblica imposti dal 2011 fino a oggi hanno infatti impattato negativamente sull’efficacia della pubblica amministrazione e del sistema giudiziario dei diversi Stati membri, attori fondamentali per il rispetto e l’applicazione del diritto. Le stesse dinamiche prodotte e ingenerate da trattati come il Meccanismo Europeo di Stabilità hanno inoltre condotto sia a comportamenti – da parte di Commissione e BCE ad esempio – inappropriati dal punto di vista delle procedure democratiche, che a protocolli d’intesa e a politiche non coerenti con i valori e gli obiettivi dell’Unione.

L’intervento di Sergio Cofferati.

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