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Sergio Cofferati

Focus On

PROGRAMMA EUROPEO PER LA DIFESA: SOLDI SPESI MALE, FERMIAMOCI PER TEMPO

Il bilancio di questa Commissione Europea sembra decisamente modesto, se non fallimentare. Il progetto europeo cammina sull’orlo di un burrone, non si riescono a trovare risposte condivise su questioni di fondamentale importanza per i cittadini europei, ma in compenso (si fa per dire) si dà avvio a un programma europeo per la difesa. Nel corso della seduta plenaria del Parlamento Europeo di luglio è stato infatti approvato un programma per finanziare l’innovazione nell’industria europea della difesa e sono stati messi a disposizione 500 milioni di euro per il biennio 2019-2020 per cofinanziare i progetti realizzati dai consorzi di almeno tre imprese pubbliche o private, con sede in almeno tre diversi Stati membri. Una scelta profondamente sbagliata, rispetto alla quale ho ovviamente votato contro.

Questi fondi rischiano inoltre di essere solo l’antipasto di un più ampio programma di investimenti nel settore militare che potrebbe ammontare a 13 miliardi per sette anni. Estremamente preoccupante è poi il fatto che per finanziare il programma siano stati sottratti fondi destinati ad importanti programmi di ricerca quali EGNOS, Galileo o Copernicus o dai fondi infrastrutturali di Connecting Europe Facility.

Nel 2017 il totale della spesa militare mondiale è salito a ben 1739 miliardi di dollari rappresentando il 2,2% del PIL mondiale. Attualmente l’UE occupa il secondo posto nel mondo per la spesa militare ed è triste constatare come la maggior parte degli investimenti pubblici in Europa nel settore industriale riguardino quasi esclusivamente programmi di armamenti. Le cifre confermano chiaramente questa tendenza: nel 2017 le spese militari sono aumentate dell’1,7% in Europa occidentale e del 12% nell’Europa centrale. Dal canto suo l’Italia spenderà ben 25 miliardi nel 2018, il 4% in più dell’anno precedente e si posiziona al dodicesimo posto nella classifica dei paesi che spendono di più per finanziare programmi di armamenti. Sia a livello globale che nel nostro particolare siamo insomma di fronte a un progressivo aumento delle spese militari. Un aumento pericoloso in sé e che evidentemente sottrae risorse che sarebbero state importantissime per altri capitoli di spesa, a partire dalle emergenze sociali.

Sebbene le due cose rimangano assai diverse, la promozione di un’industria per la difesa si collega idealmente all’idea di esercito europeo, cosa che ha sempre sollevato giudizi diversi e spesso contrastanti. Personalmente l’ho sempre ritenuto un orizzonte positivo ed auspicabile che accompagna una vera unione politica e quindi una politica estera comune. Con una importante condizione però: che la creazione di un esercito europeo porti, anche progressivamente, al superamento degli eserciti nazionali. Tenendo un parallelismo di principio, qui stiamo costruendo un sistema di difesa europea nel modo sbagliato: non sottraendo risorse alla difesa nazionale e razionalizzando la spesa, ma aumentando progressivamente la quota di investimenti a scapito di altri progetti. Quella che è stata imboccata è una strada sbagliata e pericolosa, sarebbe saggio fermarsi per tempo.

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