Tweet about this on TwitterShare on FacebookGoogle+

Sergio Cofferati

Focus On

NO ALL’INTEGRAZIONE DEL FISCAL COMPACT NEI TRATTATI, SERVE RIFORMA AMBIZIOSA DELLA GOVERNANCE MACROECONOMICA EUROPEA

La prima delle due sessioni di Strasburgo del mese di ottobre ha visto discutere in plenaria l’integrazione all’interno del diritto comunitario del “Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’Unione economica e monetaria”, meglio noto come Fiscal compact. Il Fiscal compact era infatti nato nel 2012, a causa della mancanza di unanimità in Consiglio, come accordo intergovernativo, ratificato poi dai Parlamenti dei singoli Stati membri. Già allora però, uno degli articoli del testo prevedeva la successiva integrazione nei Trattati, “al più tardi dopo cinque anni”.

È evidente come la prospettiva di una ancora più stretta istituzionalizzazione del Fiscal compact, attraverso la sua integrazione nei Trattati, non possa che trovarmi profondamente contrario. Come nel caso dei rapporti Verhofstadt e Brok-Bresso votati qualche mese fa in plenaria, il pur positivo passaggio dalla dimensione intergovernativa a quella comunitaria non può in alcun modo compensare e bilanciare gli effetti negativi della definitiva incorporazione di un sistema di regole di bilancio che troppi danni ha portato alle economie europee. È nello stesso meccanismo di governance macroeconomica europea e nelle ricette politiche che ne sono derivate che va infatti individuata l’origine dell’antieuropeismo e del nazionalismo che attraversano le nostre società e che mettono a dura prova la stessa tenuta delle istituzioni democratiche.

È curioso poi notare quanto roboanti e risoluti possano essere in periodo di campagna elettorale gli interventi dei parlamentari del PD rispetto a questo problema. Se oggi i rappresentanti del PD al Parlamento Europeo minacciano dei veri e propri veti nel caso in cui la filosofia di fondo del Fiscal compact non venga ribaltata, va ricordato come i falchi dell’austerità abbiano finora trovato nel PD, sia nel livello europeo che in quello nazionale, uno dei più attenti e scrupolosi attuatori delle politiche di rigore.

Il Fiscal compact non va dunque integrato nei Trattati con la scusa del maggior controllo democratico che ciò potrebbe permettere rispetto alla sua applicazione. Il Fiscal compact va, semmai, interamente cestinato, indirizzandosi finalmente verso una profonda riforma del Patto di stabilità e crescita e della governance macroeconomica europea che ristabilisca un sano rapporto tra indebitamento, deficit e investimenti pubblici.

Tweet about this on TwitterShare on FacebookGoogle+