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Sergio Cofferati

Focus On

MIGRAZIONI: DAL CONSIGLIO INCONSISTENZA EUROPEA E CONTRADDIZIONI ITALIANE

Come noto il tema delle migrazioni è stato al centro del Consiglio Europeo del 28 e 29 giugno a Bruxelles. Mentre l’incontro è stato anticipato da una crescente tensione e da notevoli aspettative rispetto alle possibili risposte, le conclusioni denotano ancora una volta l’assoluta incapacità dell’Unione Europea di portare avanti una linea solidale per definire risposte comuni rispetto a un  fenomeno migratorio che, seppur diminuito nel numero rispetto agli anni precedenti, continua a causare la morte di migliaia di persone che scappano dal loro paese per sfuggire a guerre, carestie e condizioni di estrema povertà.

Nonostante una goffa retorica del governo, che ha fatto credere di aver ottenuto importanti risultati, l’Italia è risultata completamente isolata. Nessuno degli obiettivi auspicabili è stato infatti raggiunto e in particolare non è stato fatto nessun passo avanti sulla modifica del Trattato di Dublino, che può così continuare a imporre che la richiesta di asilo sia esclusivamente inoltrata al paese di prima accoglienza. La solidarietà nell’accoglienza dei migranti rimane sostanzialmente su base volontaria e quindi affidata all’eventuale buona volontà degli altri governi, mentre sui movimenti secondari dal paese di prima accoglienza ad un altro Stato membro è prevalsa una decisa rigidità.

Il Governo italiano vive in fondo una contraddizione clamorosa: nonostante sia il paese che avrebbe maggior interesse a riformare il Trattato di Dublino e a prevedere un’obbligatoria ripartizione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri, il suo ministro dell’Interno Matteo Salvini si è scelto come fedeli alleati i paesi del blocco di Visegrad (Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia) che, a dispetto della comune retorica sovranista e anti migranti, hanno obiettivi diametralmente opposti a quelli italiani. A completare il quadro c’è infine la volontà del Consiglio Europeo di rinnovare l’accordo con la Turchia prevedendo una seconda tranche di finanziamento da 3 miliardi di euro, mentre si destinano solo 500 milioni al fondo fiduciario per l’intero continente africano. Con tale accordo, l’Unione Europea dimostra di voler pagare la Turchia non per risolvere un problema strutturale, ma per continuare a far finta di non vedere la gestione inumana dei profughi siriani da parte delle autorità turche e le politiche repressive che Erdogan conduce in patria.

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