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Sergio Cofferati

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LOTTA ALLE DISUGUAGLIANZE: SERVONO POLITICHE REDISTRIBUTIVE E PROTEZIONE PER I PIÙ DEBOLI

Durante la seduta plenaria di novembre del Parlamento europeo si è discusso della lotta contro le disuguaglianze come leva per stimolare crescita e occupazione. Nel mio intervento in aula ho sottolineato che la crisi che abbiamo vissuto in questi anni, e da cui non siamo completamente usciti, ha avuto effetti sociali durissimi, tra cui l’aumento dei livelli di disuguaglianze tra i paesi e all’interno degli stessi.

Nel corso di questi anni, le politiche europee in risposta alla crisi sono state contraddistinte da austerità e rigore: sono diminuite le protezioni sociali, si è ridotta la strutturazione e l’efficacia di diverse forme di welfare, si è ridotto il costo del lavoro nell’illusione di poter affrontare così la competizione sui mercati internazionali, tutto ciò con l’idea che sarebbe bastato questo per far ripartire l’economia. Ignorando che quando il lavoro diventa precario e non è protetto e i diritti individuali e collettivi non sono riconosciuti la produttività ne risente inevitabilmente. Contestualmente si sono infranti anche antichi, eppur già inefficaci, strumenti redistributivi.

Bisogna guardare alla lotta alle disuguaglianze non solo in termini di coesione e giustizia sociale, ma anche in termini di crescita economica e creazione di posti di lavoro di qualità. Quello che, anche a livello europeo, siamo chiamati a fare è cercare di rimettere in campo politiche redistributive eque, giuste, di proteggere i più deboli e di lottare contro la povertà. La relazione che abbiamo votato a Strasburgo contiene obiettivi e proposte importanti e si concentra su gruppi particolarmente vulnerabili, come i giovani e i disoccupati di lungo periodo.

Per fare questo è fondamentale anche la leva fiscale, che però in questi anni è rimasta sostanzialmente intatta come elemento di pressione negativa sulla parte più povera della popolazione europea, quella che lavora e che ha un reddito dipendente, mentre è stato consentito alle aziende di sfuggire dagli obblighi e dalla lealtà verso gli Stati, facendo saltare gli elementi di coesione che garantivano anche un’adeguata capacità competitiva al sistema economico.

L’intervento di Sergio Cofferati. 

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