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Sergio Cofferati

Focus On

LA MEMORIA DI IERI E QUELLA DI DOMANI

La Giornata della Memoria è una giornata nella quale, più di altre ricorrenze, ci si confronta col ricordo di quel clima di odio e di quella tragedia che, durante la Seconda Guerra Mondiale, portò alla persecuzione e alla uccisione di milioni di persone: ebrei, oppositori politici, criminali comuni, testimoni di Geova, emigrati, le comunità Rom e LGBT. La memoria non dovrebbe essere però solo un appuntamento rituale ma un esercizio costante e attivo che faccia sì che le atrocità commesse nel passato non accadano più.

Gli orrori commessi dai nazi-fascisti nei campi di sterminio non vanno solo scanditi, ma ci devono far riflette su come la persecuzione di minoranze per motivi religiosi, per il loro orientamento sessuale o politico siano un pericolo sempre pronto a riaffacciarsi e che, sebbene in forme e modalità diverse, è sempre pronto ad abbattere quegli anticorpi di umanità che ci siamo faticosamente creati; proprio per questo la memoria è importante perché, al momento, sembra che certi rigurgiti si stiano riproponendo.

La crescita dei movimenti di estrema destra, il crescere ormai non nascosto di sentimenti xenofobici e razzisti, l’erezione di muri, l’assurda vergogna con cui l’UE e l’Italia permettono che migliaia di persone muoiano di stenti in mezzo al mare o per mano di carcerieri in qualche centro di detenzione sull’altra sponda del Mediterraneo, dovrebbero essere campanelli d’allarme per tutti noi. Le foto e i racconti delle torture ricevute, delle sofferenze ricevute e delle morti dei migranti rievocano atrocità che credevamo scomparse.

Il ruolo che alcuni professionisti dell’odio e della paura stanno giocando richiede a tutti noi uno sforzo ulteriore nell’esercizio di mantenere viva e attiva la nostra memoria, perché “un popolo senza memoria è un popolo senza futuro” e in quel futuro rischiamo di ricordare quelle altre tragedie che oggi molti fingono di non vedere.

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