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Sergio Cofferati

Focus On

JUNCKER RACCONTA UN’EUROPA CHE NON ESISTE

La relazione annuale sullo stato dell’Unione, svolta nel corso dell’ultima sessione plenaria dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, dipinge uno scenario irrealistico, raccontandoci di un’Europa che non esiste affatto e sciorinando un ottimismo che poggia su basi alquanto fragili.

Nonostante infatti i timidi segnali di ripresa, il quadro economico dei paesi dell’Unione rimane segnato da tratti inquietanti: la disoccupazione, specie quella giovanile, continua ad attestarsi su livelli imponenti; la capacità produttiva degli Stati membri è ancora ampiamente al di sotto dei livelli precedenti all’inizio della crisi; e più complessivamente, complici delle riforme aventi come risultato principale la precarizzazione del rapporto di lavoro e la compressione di salari e retribuzioni, la “ripresa” di cui si parla è avvenuta all’insegna di una distribuzione della ricchezza profondamente squilibrata e ineguale.

Ulteriori contraddizioni sono emerse quando è stato affrontato il capitolo immigrazione. Juncker spaccia infatti la diminuzione dei flussi di migranti “irregolari” per un grande successo politico, quando si tratta invece di una soluzione alquanto dubbia dal punto di vista delle sue implicazioni umanitarie. Da un lato l’accordo con la Turchia di Erdogan, dall’altro il blocco delle partenze dalle coste libiche. Due operazioni che si limitano a nascondere la polvere sotto il tappeto, confinando chi fugge da guerre e fame in realtà geografiche in cui il rispetto dei diritti umani è ben lungi dall’essere garantito.

Infine, il futuro dell’Unione. Esattamente come nei “cinque scenari” del Libro bianco reso pubblico in marzo, le proposte avanzate dal presidente della Commissione mancano di coraggio e non rappresentano quella inversione di rotta in senso democratico di cui ci sarebbe bisogno per fare uscire l’Europa dallo stallo in cui si trova. Per di più quello riproposto da Juncker è un mix alquanto confuso del già deludente Libro bianco, avendo preso – per sua stessa ammissione – dei “pezzi” differenti da ciascuno dei cinque scenari. La stessa proposta di un “Commissario europeo dell’economia e delle finanze” finisce per perdere tutta la sua carica innovativa e riformatrice, se sganciata da una riscrittura complessiva dei Trattati che metta fine al rigorismo di bilancio e all’irresponsabilità democratica dei principali centri decisionali.

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