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Sergio Cofferati

Focus On

IL PE PUNTA A MIGLIORARE IL COORDINAMENTO DEI SISTEMI DI SICUREZZA SOCIALE PER I CITTADINI EUROPEI

Il Parlamento Europeo ha approvato la decisione della Commissione per l’Occupazione e gli Affari sociali iniziare le negoziazioni con il Consiglio per l’aggiornamento delle norme relative a facilitare la mobilità del lavoro e assicurare un equo accesso alla sicurezza sociale per i lavoratori mobili.

Le nuove norme riguardano un maggior coordinamento dei regimi di sicurezza sociale tra gli stati membri dell’UE e riguarda tutti i cittadini europei, ma in particolare coloro i quali hanno deciso di vivere in uno stato europeo diverso da quello di origine, che sono circa 14 milioni tra lavoratori, disoccupati, cittadini economicamente inattivi.

Le norme europee assicurano loro l’accesso alla previdenza sociale e alla salute, che spetta loro di diritto: queste regole stabiliscono a quale sistema nazionale il cittadino che si trasferisce in un altro stato è soggetto ed evitano che venga lasciato senza protezione oppure che ne usufruisca da più di uno stato. Sono quindi coperte le previdenze per la malattia, la maternità/paternità, la famiglia, la disoccupazione e simili.

Ma l’UE si occupa solo di regolarizzare e coordinare i vari sistemi nazionali: i regimi di sicurezza sociale sono ancora soggetti infatti all’esclusiva responsabilità dei singoli stati membri.

Questo significa, nel campo del lavoro, che i lavoratori mobili sono soggetti alla legislazione del paese nel quale effettivamente lavorano.

La Commissione Occupazione, per accrescere le opportunità per chi cerca lavoro in un altro paese europeo, propone l’estensione dell’indennità di disoccupazione “all’estero” da tre fino a un minimo di sei mesi, con la possibilità di ulteriore proroga fino al termine del periodo concesso per l’indennità. Il Parlamento Europeo ha inoltre proposto che i lavoratori frontalieri e trans-nazionali possano decidere se ricevere le indennità per la disoccupazione dall’ultimo stato membro in cui hanno lavorato o da quello di residenza.

Inoltre, sul fronte dei sussidi, il Parlamento Europeo sostiene che i sussidi in denaro alle famiglie dovrebbero essere intesi come delle entrate mensili personali di chi decide di non lavorare per dedicarsi alla cura della famiglia, e quindi considerati separatamente dagli altri sussidi familiari.

Con il voto del Parlamento Europeo, ora inizieranno i negoziati tra il Parlamento, il Consiglio e la Commissione europea per l’aggiornamento delle norme.

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