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Sergio Cofferati

Focus On

GAZA: L’UE CONDANNI LE AZIONI ISRAELIANE

Il 14 maggio scorso la situazione nella striscia di Gaza è tornata prepotentemente alla ribalta della cronaca a seguito delle proteste contro l’apertura dell’ambasciata americana a Gerusalemme. In quell’occasione le forze armate israeliane hanno risposto con brutale violenza alla manifestazione pacifica del popolo palestinese provocando sessanta morti e duemila feriti tra i protestatori. Tali morti derivano anche dalla scellerata decisione di Trump del dicembre scorso, il cui progetto per la regione sembra sempre più collimare pericolosamente con quello di Netanyahu.

Gaza è ormai una prigione a cielo aperto, la cui situazione umanitaria è disperata: a causa dell’illegittimo blocco effettuato da Israele, la quasi totalità della sua popolazione è costretta a dipendere dagli scarsi aiuti internazionali, divenuti ancora più esigui a seguito della decisione di Trump di tagliare i fondi statunitensi destinati all’UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente), che rappresentavano il 30% del totale del budget dell’Agenzia. Vi sono 1,3 milioni di profughi palestinesi nella striscia di Gaza, che provano a sopravvivere senza alcun accesso all’energia, all’acqua corrente e alla stragrande maggioranza dei farmaci essenziali, impossibilitati ad avere qualsiasi relazioni con il mondo esterno a causa del blocco.

È indispensabile riaprire al più presto i negoziati tra le due parti, ma purtroppo tale prospettiva sembra ormai molto remota anche a causa della scelta di Netanyahu di espandere, in palese violazione del diritto internazionale, il numero di insediamenti in Cisgiordania, mossa che complica ulteriormente i già delicati equilibri nella regione.

In risposta a questa tragica situazione, ritengo sia arrivato il momento per l’UE di svolgere un’azione più incisiva: è necessario riconoscere la Palestina e sospendere l’accordo di associazione con Israele, come previsto dall’articolo 2 che condiziona l’esistenza di tale accordo al rispetto dei diritti umani, da anni calpestati impunemente dal Governo di Netanyahu.

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