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Sergio Cofferati

Focus On

DUBLINO: VIA LIBERA AI NEGOZIATI PER MODIFICARE IL TRATTATO

Il Parlamento Europeo, durante l’ultima plenaria di Strasburgo, ha approvato un’importante relazione che prevede l’avvio dei negoziati per la riforma del regolamento di Dublino, con l’obiettivo di garantire una ripartizione equa dei richiedenti asilo tra i Paesi UE.

Si tratta di un segnale politico forte da parte del Parlamento Europeo nei confronti degli Stati membri, per chiedere una svolta importante più equa, solidale e sostenibile nella gestione dei migranti e delle politiche d’asilo europee.

Le modifiche proposte, molto ambiziose, hanno come obiettivo quello di porre rimedio alle carenze dell’attuale sistema e di garantire che tutti gli Stati membri accettino la propria parte di responsabilità per l’accoglienza dei richiedenti asilo. In base a queste modifiche, il Paese in cui un richiedente asilo arriva per primo non sarebbe più automaticamente responsabile del trattamento della domanda di asilo, cosa che avviene con le attuali regole. I richiedenti asilo verrebbero invece ripartiti tra tutti i Paesi dell’Unione europea e sarebbero ricollocati in un altro Stato membro rapidamente e in maniera automatica. Un altro punto importante della riforma prevede che i Paesi UE che non accolgono la propria quota di richiedenti asilo rischierebbero di veder ridotto il loro accesso ai fondi UE.

Il mandato negoziale è stato approvato con 390 voti in favore, 175 voti contrari e 44 astensioni. I deputati potranno quindi avviare colloqui con il Consiglio dell’Unione Europea, non appena gli Stati membri avranno concordato la propria posizione negoziale.

L’auspicio ora è che durante le trattative la relazione non venga annacquata dal Consiglio, composto dai rappresentanti dei governi dei singoli Stati, che avranno quindi la facoltà di modificarla. Il punto più controverso, che è anche quello più importante della riforma, è la questione relativa all’eliminazione del cosiddetto “primo arrivo” e alla conseguente ripartizione dei migranti in arrivo tra tutti i Paesi: abbiamo visto come in questi anni siano stati diversi i Paesi che non abbiano accettato il meccanismo di “relocation” volontaria dei richiedenti asilo messo in piedi nel 2015 dalla Commissione Europea.

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