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Sergio Cofferati

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DIRETTIVA ARMI: RAFFORZATA LA SICUREZZA SENZA COLPIRE GLI UTILIZZATORI LEGALI

La scorsa settimana il Parlamento Europeo ha approvato la modifica alla Direttiva sull’uso e il possesso di armi da fuoco nell’Unione Europea. Quello votato dalla plenaria di Strasburgo è stato il risultato di un accordo tra Parlamento, Consiglio e Commissione, frutto di un lavoro lungo e molto difficile che ho seguito come relatore ombra per il gruppo dei Socialisti e Democratici.

La proposta originaria della Commissione, presentata in tutta fretta dopo gli attentati di Parigi, conteneva infatti diversi elementi particolarmente controversi e avrebbero reso le nuove normative sostanzialmente inapplicabili. La connessione di fondo tra la lotta al terrorismo e l’utilizzo legale di armi da fuoco, profondamente sbagliata, ha poi creato in molti cacciatori o tiratori sportivi un sentimento di criminalizzazione. Questo sentimento, giustificato da una scelta per nulla opportuna da parte della Commissione, è stato però utilizzato per una campagna molto aggressiva di disinformazione sui contenuti reali della Direttiva. Cosa cambia con questa Direttiva?

La proposta originaria della Commissione è stata profondamente modificata da Parlamento e Consiglio e il testo finale rafforza gli elementi di sicurezza introducendo importanti elementi di equilibrio. Viene migliorato il sistema di marchiatura e di raccolta dati; sono introdotte misure obbligatorie per la verifica delle condizioni fisiche e psicologiche prima del rilascio dell´autorizzazione al possesso di un’arma; vengono regolamentate quelle armi a salve che derivano dalla conversione di armi reali. È poi definita la proibizione di due tipologie di armi semi-automatiche. La prima è quella delle c.d. demilitarizzate: armi semi-automatiche che derivano dalla conversione di armi automatiche (e che rischiano di essere facilmente riconvertite). Onde evitare una perdita di qualsiasi traccia e un probabile incremento del mercato nero, tale proibizione non riguarderà le semi-automatiche attualmente registrate, ma andrà ad evitare le future conversioni. La seconda tipologia di semi-automatiche proibite è definita invece attraverso due criteri oggettivi, il numero di colpi massimo (20 per le corte e 10 per le lunghe) e la possibilità di ridurre le dimensioni dell’arma (e quindi di poterla nascondere più facilmente) mantenendo le stesse funzionalità.

Quest’ultima misura, che evidentemente non riguarda in alcun modo i cacciatori, avrebbe potuto creare dei problemi per chi pratica il tiro sportivo. Per questa ragione nella Direttiva a questa proibizione è combinata un’eccezione per chi effettivamente pratica il tiro sportivo.

Come si può già notare da questo breve elenco, e come è ancora più evidente leggendo il testo finale della Direttiva, siamo riusciti a risolvere molti dei problemi della vecchia legislazione, rafforzando quindi la sicurezza di tutti i cittadini, senza andare ad intaccare le normali e legali attività sportive o di caccia.

L’intervento in aula di Sergio Cofferati.

 

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