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Sergio Cofferati

Focus On

COMPOSIZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO DOPO LA BREXIT

Nel corso della sessione plenaria di febbraio, il Parlamento Europeo ha affrontato un’importante discussione riguardo alla sua futura composizione in seguito alla Brexit. L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, oltre a rappresentare un enorme sfida per le nostre istituzioni, ci offre la possibilità di poter ridurre il numero di parlamentari, creando un risparmio economico che potrebbe essere usato per altre priorità.

Il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione in cui è stata stabilita la riduzione del numero di seggi da 751 a 705 e la redistribuzione dei restanti 27 seggi (il Regno Unito conta attualmente 73 europarlamentari) agli altri Paesi, all’Italia ad esempio verranno aggiunti 3 seggi sulla base di questo sistema. La maggioranza dei deputati ha purtroppo respinto la proposta della Commissione per gli Affari costituzionali di creare delle liste transnazionali, per eleggere un determinato numero di europarlamentari in una circoscrizione elettorale a livello europeo nelle prossime elezioni europee del 2019, da affiancare a quelli eletti Paese per Paese. Ritengo tale scelta un’occasione mancata per creare un autentico spazio di dibattito politico europeo, in cui i candidati sarebbero stati valutati per le loro proposte per l’Europa, non più in base alle singole situazioni nazionali.

Ora che il Parlamento ha approvato la sua posizione, il provvedimento sarà discusso dal Consiglio europeo che dovrà approvarlo all’unanimità. In caso di sua approvazione, verrà rinviato al Parlamento, a cui spetta il voto finale.

Durante la stessa sessione, il Parlamento ha approvato anche una risoluzione di supporto al sistema dello “Spitzenkandidaten”, già utilizzato nelle elezioni europee del 2014. Tale sistema prevede che ciascun partito politico europeo scelga un unico candidato alla presidenza della Commissione e che venga data la precedenza per ricoprire la carica al candidato del gruppo che ha ottenuto più seggi. Reputo tale sistema un primo passo avanti nel senso di una maggiore democrazia, ma tanto ancora resta da fare per garantire una reale, e quanto mai necessaria, democratizzazione dei processi decisionali europei.

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