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Sergio Cofferati

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IL NUOVO CENTRO SINISTRA EUROPEO HA SPIRITO E CORAGGIO PER AFFRONTARE LE SFIDE

Intervista all’europarlamentare di S&D: “Se sarà coerente potrà essere un punto di riferimento per i patiti nazionali e per i cittadini”

Lorenzo Robustelli  – in collaborazione con EuNews

L’intervista è stata pubblicata su Repubblica.it a questo link.

Bruxelles – Lo troviamo nell’ufficio dei suoi assistenti, stanno sorridendo, il clima è rilassato. Sergio Cofferati, dopo la rottura con il Pd seguita alle primarie in Liguria è rimasto da indipendente nel gruppo socialista del Parlamento europeo ed ha lavorato, alacremente, per spostare a sinistra l’asse politico del secondo gruppo del Parlamento europeo. Ora è soddisfatto, “ci sono novità rilevanti”, sottolinea, che vanno nel senso del suo impegno di questi ultimi tempi. “Con alcuni colleghi della sinistra Gue e dei verdi abbiamo lavorato molto in quest’anno nel ’Progressive Caucus’, abbiamo realizzato alcune iniziative – spiega -. La dialettica interna è stata ottima ed ora, se le cose andranno avanti nel senso indicato da Gianni Pittella, questo lavoro non riguarderà più solo un piccolo gruppo”.

Eunews. Allora lei crede nella svolta imposta dal Pse, con la rottura del patto con i popolari?

Cofferati. Gianni (Pittella, ndr) mi è parso molto convinto, e questa è una cosa molto importante, perché le idee camminano con le gambe delle persone. Ci sono in effetti due novità molto rilevanti. La prima è che si è rotta la Grande coalizione. Qui a Bruxelles, nel Parlamento, dove non si elegge un governo come nei Parlamenti nazionali, il tema della coalizione non è dato, invece lo si è a lungo praticato, cancellando così parte della dialettica politica che sarebbe potuta esserci. C’era un rapporto sbagliato tra socialisti e popolari. La seconda novità è che ora ci sono due scheiramenti, e quello del centrodestra è più difficile da tenere insieme, va da Farage (il leader storico dell’Ukip, ndr) ai liberali dell’Alde. Nel campo progressista invece gli elementi di convergenza sono più consistenti. Certo, ci sarà chi lavorerà per tornare al vecchio sistema, ma il margine per il loro successo è quasi inesistente. Ora dunque la sfida è cercare di volta in volta i punti di possibile intesa, riuscire a dare continuità allo schieramento che ha sostenuto Pittella sui grandi temi.

E. Questo progetto, partito con la convergenza dei voti per sostenere Pittella alla presidenza del Parlamento, è anche un tentativo di dare risposta alla crescita delle forze populiste in Europa?

C. Questa è la strada più efficace per contrastarli. Servono risposte nuove e coraggiose. E non solo in Europa. Ad esempio sono convinto che se negli Stati uniti si fosse scelto Sanders per correre contro Trump invece della debole signora il risultato forse poteva essere diverso. Lui aveva una storia da raccontare che lei non aveva, rappresentava interessi che per lei erano sconosciuti. Trump ha vinto anche perché si è occupato, ha dato risposte ai potenziali elettori di Sanders. Tornando in Europa penso alla Francia, dove se il Partito socialista non riuscirà a dare un netto segno di discontinuità rispetto alla gestione di Hollande il rischio è di non arrivare al ballottaggio, che potrà essere tra la destra tradizionale e quella fascista, che potrebbe vincere.

E. E’ il tema sociale, delle risposte alle domande dei cittadini che lei sta toccando…

C. Bisogna sempre parlare con le persone che stanno male, con il linguaggio della verità, anche se non sempre può dare immediatamente le risposte che si cercano. Narrare una realtà lontana dal vero, o almeno dalla percezione che se ne ha, fa crollare la credibilità della politica. Si crea un vuoto nel quale si fiondano i populisti, che attribuiscono colpe, come all’euro ad esempio, ma non sono in grado di offrire soluzioni. Dobbiamo aver sempre presente che la gente sta male, la mancata crescita ha alterato la situazione, le aspettative. La crisi ha colpito anche la classe media, quella che se la cavava benino. La percezione di un futuro negativo alimenta la paura.

E. E la sinistra in Europa dove stava in questi anni?

C. La sinistra ha rinunciato a guardare le cose come erano davvero. La svolta negativa è iniziata molti anni fa, con Blair e la ‘Terza via’, quando si è rinunciato al ruolo del pubblico, quando si è affermato che il privato è bello, quando si è iniziato a smontare la protezione sociale, quando si è creduto nell’idea errata che che la chiave della crescita sia nel contenimento del debito pubblico. Quando si è perso il senso del valore sociale del lavoro, che non è solo ‘reddito’ ma realizzazione delle persone. La sinistra ha scordato queste cose ha creduto che la risposta fosse nel ‘mercato’, che però non è ripartito, non ha funzionato. Si è dunque creato un cambiamento sociale pericoloso, sono cambiati i rapporti tra le persone, si è perso il senso della solidarietà verso i più deboli in generale, verso la situazione delle donne, non solo verso gli immigrati. Di tutto questo la sinistra se ne deve occupare, ripartendo dai valori come il lavoro, l’ambiente, i rapporti tra le persone…

E. La risposta offerta da Pittella, di guardare a sinistra, può essere quella giusta.

C. Credo che il nuovo centro sinistra contenga lo spirito e il coraggio necessari per affrontare la situazione. Se sarà coerente potrà anche essere un punto di riferimento per i partiti nazionali e per i cittadini. La battaglia la devi combattere, e devi essere visibile. Poi puoi anche perderla, ma non puoi non combatterla.

E. I partiti nazionali? Lei pensa a un nuovo rapporto tra i Paesi e l’Unione?

C. Sono convinto che si debba fare un gran lavoro per il futuro dell’Europa, e per questo bisogna cambiare i Trattati, aumentando le competenze dell’Unione, altrimenti la strada, oltre ad essere in salita, sarà anche breve. La politica economica ad esempio non può funzionare se non c’è una politica fiscale uniforme, l’immigrazione non la puoi gestire se non c’è una politica estera comune, nonostante che Federica Mogherini sia bravissima, perché queste competenze gli Stati le tengono per sé. Questo trasferimento di sovranità dovrà riguardare anche i partiti e le associazioni di interesse, che ora a livello europeo, dagli imprenditori ai sindacati non hanno praticamente nessun ruolo, se non di testimonianza. E questo deve valere anche per i partiti. Oggi nessuno sa neanche quando si svolgono i loro congressi europei. E’ vero che non abbiamo più i leader di un tempo, come è anche vero che le famiglie politiche sono cosa diversa dai partiti, sono più articolate, ma il tema resta. Ad esempio: cosa ne pensano i partiti europei della nascita dell’area progressista in Parlamento? Non lo sa nessuno.

E. A proposito di leader, in questi giorni, pur smentita fermamente dall’Eliseo, circola l’indiscrezione che François Hollande voglia candidarsi alla presidenza del Consiglio europeo a maggio. Se fosse vero, secondo lei ha qualche possibilità?

C. Non lo so, sinceramente. So però che per i popolari avere tutte e tre le principali cariche europee potrebbe diventare un problema. La situazione economica non volge al bello e essere i responsabili di tutte e tre le istituzioni non sarà un vantaggio. Certo è anche che se Hollande dovesse essere nominato dovrà portare un cambiamento profondo alle sue politiche. Se non desse un netto segno di inversione di rotta rischierebbe di fare il gioco dei suoi avversari politici.

E. E di Tajani presidente, che lei non ha votato, cosa ne pensa?

C. Vedremo se riuscirà, come ha promesso, ad essere il presidente di tutti. Lui insiste molto su questo, e fa bene, perché sa perfettamente che eredita una situazione molto difficile, la maggioranza che lo ha eletto è un bagaglio difficile.

E. Dunque lei resta nel gruppo S&D, come unico rappresentate di Sinistra italiana in Europa?

C. Sì, credo che sarà possibile fare un buon lavoro. L’importante è dare un forte e chiaro messaggio all’esterno e Pittella ha gli spazi per farlo. Con questa novità portata da Gianni a maggior ragione qui sono e qui rimango. Un po’ di sinistra al gruppo S&D fa bene!

 

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