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Sergio Cofferati

Focus On

APPROVATA A STRASBURGO LA RIFORMA DELLA DIRETTIVA SUL DISTACCO DEI LAVORATORI

Durante la seduta plenaria di maggio a Strasburgo, il Parlamento europeo ha approvato l’accordo tra le istituzioni europee per modificare la direttiva sui lavoratori distaccati, che regola le condizioni di coloro che lavorano regolarmente in un paese europeo e vengono dislocati dalla loro impresa in un altro Stato membro per lavorarvi per un limitato periodo di tempo.

Le modifiche apportate alla direttiva, sebbene rappresentino il risultato di un compromesso e conservino quindi diversi limiti, rappresenta un primo passo avanti positivo per contrastare il dumping sociale e salariale e lo sfruttamento e la violazione dei loro diritti che questi lavoratori si trovano oggi troppo spesso a dover affrontare.

Nella modifica della Direttiva sono stati nettamente migliorati gli aspetti che riguardano la retribuzione e la tutela dei diritti dei lavoratori interessati. Si stabilisce chiaramente il principio per cui a parità di lavoro in uno stesso luogo, i lavoratori distaccati devono avere diritto alla stessa retribuzione dei lavoratori del paese ospite. Inoltre vengono presi in considerazione tutti gli accordi collettivi di categoria stipulati nel paese di destinazione, e non più solamente quelli universalmente applicabili, e viene previsto l’obbligo per il datore di lavoro di sostenere le spese di vitto e alloggio del lavoratore distaccato, che oggi sono frequentemente detratte dal salario.

Il compromesso raggiunto conserva in ogni caso alcuni limiti, anche significativi. Mi riferisco soprattutto all’esclusione dalla riforma del settore dei trasporti, che dovrebbe essere normato attraverso una direttiva specifica attualmente in discussione, all’assenza di un’efficace regolamentazione del subappalto e alla durata possibile troppo lunga del periodo di distacco.

La riforma della direttiva costituisce un passo avanti importante per tutelare i diritti e le condizioni materiali dei lavoratori distaccati e per contrastare i processi di dumping sociale che caratterizzano attualmente l’Unione europea. A questo passo è necessario siano aggiunti, nei prossimi anni, ulteriori provvedimenti per migliorare gli aspetti ancora insoddisfacenti della normativa, per contrastare la competizione al ribasso basata sulla riduzione dei costi di produzione e per assicurare che i diritti e le condizioni dei lavoratori distaccati siano tutelati in maniera sempre più efficace.

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